I principali obiettivi del progetto LIFE FRESH sono:
- il miglioramento della qualità dell’acqua e dei sistemi idraulici in 8 siti;
- il ripristino di 382 ettari dell’habitat 3150 con un approccio ecosistemico olistico innovativo, che considera, cioè tutte le componenti e tutte le connessioni ecologiche dell’habitat, attraverso la reintroduzione o il ripopolamento di specie vegetali e animali caratteristiche;
- il miglioramento dello stato di conservazione di altri habitat prioritari meno diffusi in aree localizzate (3170*, 7210*);
- la reintroduzione di specie vegetali localmente estinte tipiche delle zone umide d’acqua dolce e degli habitat (quadrifoglio d’acqua, erba coltella) e l’incremento delle popolazioni di alcune specie caratteristiche degli habitat, protette o classificate come altamente minacciate.
- Il progetto LIFE FRESH lavorerà inoltre sul rafforzamento della cultura delle paludi d’acqua dolce per il recupero delle tradizioni che le hanno caratterizzate, delle opportunità che esse creano e quindi della necessità che esse vengano conservate e valorizzate.
Aree di intervento: le paludi di acqua dolce
LIFE FRESH ha l’obiettivo di ripristinare e conservare l’habitat 3150 nella parte sud-orientale della Pianura Padana e, così, mantenere le paludi d’acqua dolce del Delta del Po. Un intervento che si rende necessario oggi: dopo, sarà troppo tardi.
Negli ultimi 25 anni le associazioni vegetali riferite all’habitat 3150 sono drasticamente diminuite o completamente scomparse da gran parte della Pianura Padana sud-orientale e dal Parco regionale del Delta del Po.
Con esse sono diminuite o scomparse le specie tipiche di questo habitat, oggi rare e minacciate sia a livello locale, sia a livello globale, come sancito dalle categorie di rischio in cui sono classificate nelle Liste Rosse IUCN, al pari dell’habitat stesso.
A questo ritmo e senza alcun segnale d’inversione di tendenza dei fattori che hanno determinato e determinano questo fenomeno, anche gli ultimi siti in cui sono rimasti lembi di habitat 3150 hanno un destino segnato, così come le specie a esso associate.
L’HABITAT 3150 nel DeltaPoIl
Parco regionale del Delta del Po comprende 20 siti della rete
Natura 2000. In essi, vi sono circa 22.000 ettari di zone umide, di cui 20.000 ettari di lagune e valli salmastre e 1.600 circa di paludi d’acqua dolce, concentrati in tre siti Natura 2000:
IT4060001 - Valli di Argenta; IT4070001 - Punte Alberete, Valle Mandriole; IT4070002 – Bardello.
Il motivo della rarità locale delle paludi di acqua dolce è dovuto principalmente a due fattori:
- storico: l’intensità con cui sono state bonificate (poiché erano più facili da prosciugare, davano terreni agricoli migliori ed erano ritenute meno produttive delle valli salmastre, utilizzate per l’allevamento di pesci più pregiati);
- geografico: la netta prevalenza del mare Adriatico sugli apporti fluviali del Po e dei fiumi appenninici, acuita dalla subsidenza e dagli effetti dei mutamenti climatici (come l’innalzamento del livello del mare, minori precipitazioni, temperature più elevate e conseguente maggior evaporazione) e dagli utilizzi antropici dell’acqua dolce per l’irrigazione in agricoltura (anch’essa oggi intensificata a causa dei mutamenti climatici).
L’habitat 3150, laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition, che maggiormente caratterizza le paludi di acqua dolce a livello continentale è per la sua rarità e per le sue caratteristiche un habitat complesso, fragile e affascinante. Spesso flottante e non radicato, non composto da strutture vegetali forti come quelle di una foresta, o ben radicate al terreno come una prateria, è costantemente in balìa delle acque e delle variazioni idrologiche, condizionate dagli effetti dei mutamenti climatici.
Un habitat particolarmente raro, localizzato, e ovunque in forte regressione, se non addirittura già scomparso.
IT4060001,
Valli di Argenta, ha una superficie, nella sua totalità, di 2.905 ettari e comprende Cassa Bassarone, Val Campotto, Cassa Lugo, il Bosco del Traversante, Valle Santa e il suo prato umido, aree agricole esondabili a seminativo utilizzate come cassa di espansione dei fiumi Reno, Idice e Sillaro, un tratto del fiume Reno (lungo 7,6 km) con le relative golene, tratti significativi dei torrenti Idice e Sillaro e dei canali Botte e Garda nei loro tratti confluenti nel Reno stesso, alcuni estesi chiari da caccia all’interno di Aziende Faunistico Venatorie private.
Il complesso delle Valli Argenta ha un’origine artificiale: un complesso di casse d’espansione realizzate dal Consorzio della Bonifica Renana agli inizi del 1900 per costituire e delimitare aree allagabili presso la chiusura del bacino idrografico del Fiume Reno.
Le valli sono strutturate in diverse casse che, attraverso manovre idrauliche spesso associate all’attivazione di impianti idrovori, accolgono grandi quantitativi d’acqua derivante dalla fitta rete di canali di scolo artificiali durante i fenomeni piovosi, permettono il mantenimento della sicurezza idraulica in un territorio fortemente artificializzato a seguito delle operazioni di bonifica.
L’habitat 3150 era presente su tutti i 150 ha di Cassa Bassarone fino alla fine degli anni ‘90, mentre oggi è completamente estinto. In Valle Santa è tuttora presente, ma con una forte riduzione di superficie: 20 ha attuali, contro i 150 della fine degli anni ‘90, con la perdita di molte specie caratterizzanti e un andamento ancora negativo che fa prevedere una scomparsa nel breve periodo, in mancanza di interventi straordinari di conservazione.
In Cassa Lugo (17 ha) è presente su circa 1,4 ha. È ancora presente e ben conservato in Val Campotto, dove occupa una superficie considerevole: circa 300 ha su 420 ha complessivi e dove l’ottimo stato di conservazione ne fanno probabilmente uno degli esempi migliori a livello nazionale.

IT407000, Punte Alberete, Valle Mandriole. Punte Alberete è una delle due paludi residue della grande cassa di colmata del fiume Lamone, realizzata per bonificare l’area con il limo delle piene fluviali. Le due zone umide sono attualmente divise dal fiume Lamone che le ha generate e tuttora le attraversa (pur essendo da loro separato da arginature), a sud Punte Alberete, a nord Valle Mandriole, che costituiscono il complesso delle Paludi del Lamone (assieme anche all’adiacente Bardello, che ha però diversa origine).
Punte Alberete si presenta come una foresta allagata nella porzione meridionale e orientale e come una palude più aperta, con canneti, boscaglie palustri e bacini, nella porzione settentrionale e occidentale.
L’habitat 3150, fino alla fine degli anni ‘90 e ai primissimi anni 2000 era piuttosto diffuso e in ottimo stato di conservazione in tutto il complesso, in cui occupava circa 35 ha di superficie, di cui circa 30 in Valle Mandriole e 5 a Punte Alberete. Attualmente è estinto da queste paludi a causa di alcuni episodi acuti di ingressione salina avvenuti tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, le cui cause sono state oggi risolte grazie a una nuova gestione attenta dei manufatti idraulici e delle acque effettuata dall’Ente Parco e dal Comune di Ravenna negli ultimi 4 anni. La scomparsa totale delle idrofite ha tuttavia causato un collasso dell’ecosistema acquatico e, oggi i parametri chimico-fisici delle acque sono divenuti tali da non permettere, senza interventi diretti il ritorno delle specie vegetali scomparse e la ricostruzione dell’habitat.

IT407000, Il Bardello è una prateria allagata che si trova tra Valle Mandriole e la Pineta di San Vitale e si sviluppa sulle sabbie delle stesse paleodune su cui è insediato il bosco di pini. È attraversata da una bassura con fondali limosi, paleoalveo di un antico ramo del Po, il Po di Padenna, che prosegue a sud nella Pineta di San Vitale con il nome di Bassa del Pirottolo e che dà il nome alla città di Ravenna. Fa parte del complesso delle Paludi del Lamone (assieme a Punte Alberete e Valle Mandriole). Nel sito l’habitat 3150 è naturalmente confinato a piccole raccolte d’acqua, in totale 2,05 ettari, ma è ancora presente.