ComunitàFesta di San Zvan
Percorsi civici e approfondimenti storici

La festa, ripristinata lo scorso anno nel luogo di origine, nella prestigiosa cornice del giardino del museo Civico, ha lo scopo di far rivivere le tradizioni legate a San Giovanni. L'iniziativa, frutto delle sinergie tra il comitato del rione San Domenico, l'amministrazione comunale e l'Ecomuseo, vuole recuperare le tradizioni e promuovere il riconoscimento del territorio. Per questo è un viaggio tra gli antichi mestieri e i nostri edifici: percorsi civici fatti dalle persone.

Il Rione 
Il rione si sviluppa nei pressi delle vie Aleotti e Gaiba, insieme alla zona della “Chiavica” (la Cévga). È uno dei quartieri più antichi di Argenta, scampato alla distruzione totale in seguito al bombardamento dell'aprile 1945. In tutto il quartiere erano distribuite le principali attività artigianali degli argentani: Lucia “ad Bòz” che realizzava materassi e imbottite sia di crine che di lana; Turrini “al frab” (il fabbro); Cavallini “al carbunèr” che vendeva legno e carbone; i fratelli Bersani “i falegnam” (i falegnami); Cani famoso anche fuori dal paese per la sua abilità nel realizzare carovane per i girovaghi (“al falegnam di zengan”); Francesco Turrini “al calzulér” (il ciabattino); Andreghetti “al biciclér” (riparatore di biciclette). Non meno importanti i due forni del quartiere: Venturoli “al furnér” e Vacchi “e re” e la sartoria delle sorelle Pignoli. Una delle attività invernali più comuni, praticata principalmente dalle donne, era quella dell'impagliatura delle sedie con la “zuglina” che spesso ricopriva i pavimenti di intere stanze, mentre “al valaròl” si occupava soprattutto di caccia e pesca. Tutti gli abitanti del rione avevano inoltre l'abitudine di fare il pane (tiròn e ciupéta) una volta alla settimana e di portarlo a cuocere al forno più vicino. Nella limitrofa via Gramsci, con il retro su via Aleotti si trovava l'Osteria di “Paolino” Bolognesi, famosa per i suoi due campi da bocce, di cui uno dedicato al gioco del “Barandél”.
1 . San Domenico
L'edificio è un bell'esempio di architettura quattrocentesca con mattoni a vista e conserva ancora oggi il bel campanile con guglia in mattonelle di terracotta policroma. La chiesa era di proprietà della Confraternita dei Battuti Bianchi che nel 1495 la donò ai frati domenicani appena insediati in città. L'interno dell'edificio è a navata unica, affiancata da sei nicchie che anticamente erano dotate ciascuna di un altare, di affreschi e decorazioni a stucco che purtroppo sono andati perduti a causa dello stato di abbandono in cui l'edificio si è trovato più volte nel corso della sua storia. Nel 1973 il comune di Argenta stipulò una convenzione con la curia arcivescovile di Ravenna per poter adibire la struttura ad uso pubblico, con l'intento di raccogliere tutte quelle opere pittoriche salvatesi dal bombardamento dell'aprile 1945. Oggi è possibile ammirare, oltre alla sezione pittorica, scultorea e lapidea, anche l'intera raccolta di tutti i reperti archeologici che sono stati rinvenuti nella zona limitrofa alla Pieve di San Giorgio e nelle varie zone del centro cittadino. Il visitatore si trova quindi di fronte ad una vasta gamma di fonti, iconografiche e materiali.

2 . San Giovanni
Comunemente nota col nome di San Giovanni, in realtà questa chiesa è intitolata agli omonimi santi Giovanni Battista ed Evangelista e la sua storia è legata all'attività della Confraternita dei Battuti Bianchi di Argenta. Le prime notizie risalgono al 1374, ma si presume che in quello stesso luogo già si trovasse uno Spedale dedicato al ricovero e all'assistenza degli infermi. A seguito del bombardamento del 12 aprile 1945 una bomba colpì parte del coperto del coro danneggiandolo e compromettendo il controsoffitto a cassettoni. Nel dopoguerra la chiesa fu modificata e il complesso divenne prima un maglificio per giovani lavoratrici madri, poi sede distaccata della scuola media di Argenta. Il complesso monumentale, al momento non accessibile, si colloca nelle azioni di qualificazione complessiva del parco e dell'assetto urbano circostanti, con l'intendimento di fare del quartiere omonimo e delle due chiese di San Giovanni e San Domenico un'area ad evidente vocazione culturale e turistica, in grado di restituire significato e sviluppo alla comunità residente. Durante la manifestazione la visita è interrotta per lavori in corso di messa in sicurezza del solaio, che seguono altri lavori già realizzati per il sostegno ai muri principali.

3 . Museo Don Minzoni
Il Museo dedicato a Don Giovanni Minzoni racconta la vita di questo straordinario prete ed educatore, ucciso la sera del 23 agosto del 1932 da sicari fascisti ad Argenta. Il Museo, luogo di memoria e testimonianza, ospita cimeli e documenti storici della sua vita. Tra questi ricordiamo la targa che nel 2003 era stata collocata da un nutrito gruppo di argentani sul Monte Zebio (Altopiano di Asiago), oltre quota 1.800 m e nel cuore delle postazioni tedesche. In questa località, il 10 giugno 1917, il tenente cappellano Don Giovanni Minzoni ebbe il suo "battesimo di fuoco". Per facilitare la visita, in particolari dei visitatori più giovani, sono inoltre esposte 8 tavole nelle quali, tramite vignette, viene sinteticamente narrata la vita del parroco martire. Altri pannelli riportano la cronologia di tutti gli eventi riguardanti Don Minzoni, le sue operazioni come tenente cappellano del 255º reggimento fanteria, la descrizione dettagliata delle 11 medaglie ricevute.
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Pubblicato nel marzo del 2015
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