Se d'altronde questa fu terra di confine, nonostante le devastazioni, emerge nei secoli l'importanza politico - istituzionale e l'appetibilità strategico -militare di Argenta.
Si passa infatti dall'influenza della capitale bizantina, Ravenna, e città esarcale nell'alto medioevo, all'egemonia estense di Ferrara dal tardo medioevo fino oltre il Rinascimento, spesso minacciata dalla Serenissima Venezia.
Poi lo Stato Pontificio, il terremoto del 1624; le invasioni napoleoniche.
Ed infine il secondo conflitto mondiale, con il bombardamento del 12 aprile 1945 e l'Argenta gap, in cui Argenta stretta da un lato dalle Valli di Campotto e a dall'altro dalla laguna di Comacchio, fu teatro principale della liberazione e dell'avanzata Alleata contro le truppe tedesche in ritirata. Chi potrebbe dire che dalle devastazioni subite, dalla completa ricostruzione dell'assetto urbano, dalle perdite civili e affettive, emergessero dalla comunità argentana le motivazioni convinte per qualificare il paesaggio naturale, il patrimonio culturale, per fare di Argenta una città ospitale per eventi e vivacità.
I segni evidenti di questa storia fanno riferimento alla chiesa di San Giorgio, edificata nella seconda metà del VI secolo, a destra della linea fluviale che nel VIII sec. sarebbe divenuto il Po di Primaro, per volontà dell'Arcivescovo di Ravenna Agnello, il cui chiaro intendimento era di evangelizzare queste terre, rafforzandovi l'influenza di Ravenna.
La chiesa viene attestata come Pieve da un documento del XI secolo, pur svolgendo funzioni plebane da sempre, per le diffuse forme di popolamento sparse, emergenti dalle acque, come dimostra il ritrovamento del sito pedelacustre coevo di Palmanova.
Argenta sviluppa poi dal IV al XIII secolo l'agglomerato urbano a sinistra del Primaro, prima attorno a Santa Maria in castro, che in seguito diventa borgo, poi attorno alla collegiata di San Nicolò, con un nuovo castrum dotato di torre e di un porto fluviale attestato attorno al 1000, presidiato dai catenari attraverso i quali la camera arcivescovile esigeva i pedaggi e controllava il commercio fluviale.
La definitiva espansione urbana avviene a partire dal XIII secolo fino al Cinquecento, con l'affermazione della Signoria estense, periodo di bonifiche e riempimenti di fossati, come quello ritrovato di via Vinarola, che consentirono nuove edificazioni, fino alla fortificazioni nel XV secolo delle mura della città. Non di meno sono da considerare gli interventi avvenuti nei villaggi rurali con la costruzione della torre di Bando sulla Fossa Marina, che consentiva i collegamenti con la Laguna di Comacchio per arrivare in Adriatico e le dimore Signorili come la Delizia di Benvignante. Con la Devoluzione del Ducato allo Stato Pontificio, avvenuta nel 1598, dopo la morte dell'ultimo duca Allfonso II, si assiste a un peggioramento delle condizioni idrauliche del territorio, sempre più sottoposto a straripamenti dei fiumi e impaludamenti; ciò indica un'evidente riduzione delle opere di bonifica sotto il Papato, che purtroppo venne ad aggiungersi all'isterilimento del Po di Primaro, cominciato fin dalle rotte di Ficarolo del XII secolo, che avevano causato lo spostamento del Po Grande verso Venezia, impoverendo progressivamente nei secoli i rami meridionali del delta, vale a dire quelli ferraresi.
Così in età moderna Il ramo di Argenta, il Primaro posto più a sud, e le terre circostanti, non poterono più ricevere i torrenti appenninici, senza che non ne conseguissero rovinose inondazioni, per la carenza di deflusso al mare.
Una prima fase di regimazione avvenne con l'immissione del Reno nel Cavo Benedettino tra il 1741 e il 1750, portandone le acque da Passo Segni, all'altezza di Malalbergo, direttamente nel Primaro a Traghetto; della seconda metà del Settecento e in età napoleonica furono invece gli interventi di costruzione dei drizzagni del nuovo corso Primaro - Reno per favorire, la corsa delle acque in Adriatico e l'inalveazione anche del Sillaro e del Santerno..
Ma la soluzione complessiva all'instabilità fluviale avviene solo con l'avvento della bonifica meccanica tra fine ottocento e prima metà della Novecento e la definitiva immissione dell'Idice e del Quaderna.
In destra Reno, con la costituzione nel 1909 del Consorzio di Bonifica Renana, Argenta diventa il punto di snodo delle acque del vasto bacino pianeggiante che sta tra le pendici appenniniche del Bolognese, il Ferrarese e il Ravennate; un sistema di difesa idraulica del territorio tuttora attuale e funzionante, realizzato dalle migliaia di scariolanti che con il lavoro delle braccia e della carriola, a fianco delle grandi idrovore e della linea elettrificata dei vagoni decauvilles, hanno mosso immensi volumi di terra, hanno innalzato argini e rese disponibili terre alla coltivazione e a nuovi insediamenti civili e produttivi.
Hanno costruito il moderno sistema di governo delle acque, prima del loro sbocco in mare, il cui perno sono gli impianti idrovori di Saiarino e Valle Santa, le porte vinciane, le chiaviche e le casse di espansione di Campotto, Bassarone e Valle Santa, in cui, pur se mantenute in equilibrio artificialmente, si riproducono gli habitat naturali dell'antica Padusa, col bosco igrofilo, i canneti, i ninfeti e i prati umidi; benché ultimi recessi delle acque dolci, essi sono paesaggi tipici nel Parco del Delta del Po e tutelati dalla rete europea Natura 2000.
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Pubblicato nel marzo del 2015
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