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ArteAtos Ragni: i fili dell'esistenza
LUCI ed OMBRE
apparvero sulle sue tele

Venerdì 4 Dicembre alle ore 17.00 al Centro Culturale Mercato inaugura la mostra: “Atos Ragni: i fili dell'esistenza”.
Si consolida in questo modo l'obiettivo di riservare l'appuntamento espositivo del mese di Dicembre agli argentani “illustri”, ovvero quelli che hanno compiuto un significativo percorso in ambito artistico.

Atos Ragni è nato ad Argenta, e più precisamente nella frazione di San Nicolò, nel 1923. L'artista è mancato nel 2012 e la mostra è stata pensata ed organizzata con il figlio Adriano, che nel corso dell'ultimo anno ha pazientemente ordinato e selezionato le opere più significative del papà in modo da poter regalare una inedita retrospettiva di questo straordinario artista.
Atos Ragni è sempre stato attento a non cadere nella trappola della ripetizione d'espressioni altrui o alle trovate mediatiche più eclettiche di tendenza commerciale. La sua espressione artistica si basa nell'ultimo periodo sull'utilizzo dei colori assolutamente puri, permettendo ad ognuno di essi di trasmettere la potenza della propria luce individuale senza fondersi con altri, ma esprimendo se stesso e nel medesimo tempo compone l'opera scrivendo il messaggio per il suo fruitore.
Il contenuto delle sue tele vuole rappresentare quella spiritualità che il nostro tempo ha abbandonato a favore dell'esteriorità e delle forme mentali: i colori rappresentano i popoli, le razze, le culture, che interagiscono attraverso contorsioni di fili luminosi. Essi, viaggiando, s'immergono dissolvendosi sullo sfondo dell'opera nella luce nera, la quale attrae l'attenzione e il pensiero dell'umanità, il mistero dell'esistenza universale.
La maggior parte delle opere esposte apparterrà a quest'ultimo periodo, di fatto quello che maggiormente caratterizza l'opera di Atos trasmettendo con forza il messaggio artistico del “pittore-filosofo”, che secondo le parole del figlio Adriano è quello di “liberarci dai legami e dalle prospettive della vita ordinaria e ordinata, lasciare tutto il contorno dei quotidiani interessi, problemi e amori, cancellare tutte le distanze, le differenze, gli egoismi, le lotte sociali o private”.

Il gusto di maneggiare i colori gli era innato e spesso dalla scuola che, fanciullo, frequentava, sottraeva i colori a cera per rimpastarli e usarli a modo suo.
Dovette presto dedicarsi al bracciantato per contribuire al mantenimento della numerosa famiglia. Dopo la guerra, alla quale dovette partecipare e nella quale morì suo padre, il problema del mantenimento della famiglia si fece più grave.
Ritornò all'agricoltura, ma la passione per la pittura non l'aveva abbandonato: il suo primo quadro ad olio risale infatti al 1949, si tratta di un paesaggio immaginario eseguito sotto un albero a Santa Maria Codifiume.
Nel 1951 trovò impiego all'Agip di Cortemaggiore; il nuovo lavoro gli diede una certa sicurezza economica e così nel 1953 si sposò e poté anche dedicarsi allo studio dell'arte frequentando il maestro Osvaldo Bot (nome d'arte di Osvaldo Barbieri) e il suo movimento futurista.
Nel 1955 iniziò a partecipare a mostre e a vincere numerosi concorsi con i suoi dipinti ad olio. Oltre a questa tecnica si dedicò con successo all'acquarello e all'arte incisoria, realizzando vibranti composizioni con la tecnica dell'acquaforte.
Nel 1959 si trasferì a Ravenna: è qui che avrà la possibilità di confrontare le sue intuizioni, le sue ricerche e le sue opere con quelle di molti altri artisti ed è qui che entreranno nei suoi lavori la suggestione delle pinete ed il fascino dei capolavori del mosaico bizantino.
Nel 1972 abbandonò la figurazione, luci ed ombre apparvero sulle sue tele susseguendosi con ritmo appassionato per meglio rappresentare il suo mondo intimo. Grazie alla sua passione per lo studio e la sperimentazione di molte tecniche pittoriche, si concentrò nel divisionismo, disciplina nella quale trovò grandi spazi di creatività.
Nel 1982 raggiunse il titolo d'Accademico all'Accademia Universale Guglielmo Marconi di Roma. Dopo dieci anni (dal 1990 al 2000) passati come docente d'Arti Figurative presso l'Università per la Formazione degli Adulti di Ravenna, la sua ricerca artistica subì una svolta radicale, che si tradusse nella densa espressione di luce e colore delle opere astratte, ideando alternativi strumenti tecnici progettati per l'utilizzo del colore filato. Una miscela accuratamente dosata d'oli e resine, la movenza delle mani in un'intensa azione tecnica con i suoi strumenti, lo rende sperimentatore di materia.
Nel 1998 entrò a far parte di un gruppo culturale d'artisti internazionali, il "KonFese - free association of Artists", esponendo le sue opere in tutti i paesi del mondo e fissando così questi momenti d'intensa creatività.
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Pubblicato nel marzo del 2015
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