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PatrimonioLA CELLETTA: un nostro patrimonio da accudire

Il 30 ottobre scorso ho ricevuto una chiamata di don Fulvio che mi diceva: “Antonio, abbiamo sentito un gran boato alla Celletta, per sicurezza ho fatto evacuare tutti e chiuso le porte”.
Una di quelle telefonate che non avrei voluto ricevere, capite bene. Ho registrato questa informazione inizialmente con un gran sollievo: mi ha chiamato il Don molto preoccupato, c'è un problema, ma nessuno si è fatto niente. Subito dopo vi devo confessare che mi sono fatto un po' prendere dallo sconforto. Un forte rumore dal tetto della Celletta è un problema probabilmente serio e con il quale ci dovremo confrontare a lungo.
La Celletta: la chiesa più cara agli argentani, dove è custodita la Madonna più premurosa e nel cuore di tutti noi, è infatti un edificio molto complesso. Come muoversi? Un'iniziativa andava presa subito!
Solo capire come controllare il tetto, la zona dalla quale proveniva il rumore, sarebbe infatti stato complicato. Il sottotetto, a venti metri di altezza, è interdetto alla vista, non ha alcun accesso (nè se ci fosse sarebbe servibile in quanto non reggerebbe il peso corporeo di alcuna persona) e anche aiutati da una gru accertarsi preliminarmente della situazione era alquanto difficile.
Quindi per un primo e preventivo controllo si è offerto Gianni Negrini, che ringrazio di cuore, il quale utilizzando un drone, con un lavoro di due giorni, è riuscito a verificare che ci sono effettivamente dei problemi: nel tetto è possibile vedere degli “spanciamenti”.
La natura e la complessità tecnica di questi danni non sono stati tuttavia precisamente verificabili né, di converso, è stato immediatamente possibile capire che tipo di intervento sarà necessario predisporre.
Abbiamo dunque destinato le risorse nel bilancio del Comune per redigere un progetto di massima che ci possa permettere di iniziare a muoverci verso i lavori. Poi io e Andrea Baldini, il vicesindaco, abbiamo deciso di andare in Regione.
Ci immaginiamo, infatti, che l'intervento sarà impegnativo, per tempistica e per risorse che dovremo impegnare, e quindi vogliamo approfittarne per predisporre un consolidamento complessivo della struttura, un progetto che richiederà sicuramente tante risorse: ci serve una mano! Siamo al lavoro per poter aprire al più presto la nostra amata Celletta!

Un po' di storia

Un tempo cella rinascimentale e poi tempio barocco, il Santuario che oggi è possibile ammirare venne innalzato nei primi anni del '600 per fare fronte al crescente numero di fedeli che in seguito all'apparizione della Madonna cominciarono ad affluire in questo luogo dove vi era una piccola cappella. Il primo progetto fu affidato al pittore-architetto argentano Marco Nicolò Balestri e in seguito portato a termine da Gian Battista Aleotti.
Al centro dell'abside si trova l'altare maggiore in marmo, cui lavorò l'Aleotti nel 1627 e che racchiude la Madonna della Celletta con il Bambino del Garofalo (1481-1559).
Nel secondo altare a destra si può vedere una copia della "Fuga in Egitto" di un pittore ferrarese dell'800, probabilmente di un certo Fei; il bozzetto e il dipinto originale attribuito alla scuola di Guido Reni si trovano all'interno del Museo Civico di Argenta, nella sezione Pinacoteca.
All'interno di questo chiesa barocca vi fu collocato per diverso tempo anche un'altra importante opera del pittore Garofalo, ora collocata nella Pinacoteca, ed esattamente la "Madonna col Bambino trai i Santi Lazzaro e Giobbe", la cui provenienza originaria era la chiesa ospedaliera di San Lazzaro, trasferita poi nel 1651 nell'altare a destra dell'altare maggiore fino al 1867, quando per problemi di conservazione venne trasferita nella residenza municipale ed infine nella pinacoteca civica cittadina gravemente danneggiata nel 1945, è stata restaurata nel 1954.

Ogni anno il 7 ottobre ricorre la "festa della Celletta" che evoca il trasporto al tempio della venerata immagine, avvenuto nel 1624. Tale devozione è attestata dagli ex voto esposti all'ingresso della chiesa.

Antonio Fiorentini, Sindaco
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Pubblicato nel marzo del 2015
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